BOLOGNA, 26 giugno — Un sistema sanitario regionale tra i migliori d’Italia, ma sempre più sotto pressione per l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle cronicità.
È da questa fotografia che è partito, lo scorso 26 giugno a Bologna, il secondo workshop del percorso Salute, promosso da Legacoop Bologna nell’ambito dei “Percorsi di sviluppo mutualistico”. All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, l’assessore regionale Massimo Fabi, la presidente della Conferenza territoriale sociale e sanitaria metropolitana Marilena Pillati, la direttrice generale del Policlinico Sant’Orsola Chiara Gibertoni, la direttrice dell’Azienda USL di Bologna Anna Maria Petrini, il presidente del Clust-ER Health Paolo Bonaretti e numerose cooperative del settore salute.
Il tavolo si inserisce in una cornice più ampia: i cinque percorsi di sviluppo mutualistico con cui Legacoop Bologna sta affrontando le grandi transizioni in corso, lavoro, agrifood, welfare, abitare e, appunto, salute. In quest’ultimo ambito l’obiettivo dichiarato è duplice: individuare leve per migliorare l’integrazione e l’efficienza del sistema sociosanitario e, contemporaneamente, contribuire a spostare l’obiettivo dell’intervento pubblico dalla cura alla prevenzione.

Una popolazione che invecchia, un sistema sotto pressione
I dati presentati durante la giornata restituiscono un quadro chiaro. Nella Città Metropolitana di Bologna la quota di popolazione over 65 è destinata a crescere di circa il 5% nel prossimo decennio, fino a sfiorare il 33% del totale entro il 2045.
Tra gli over 75, il 37,5% vive già oggi in famiglie unipersonali: sono gli “anziani soli”, una fascia particolarmente esposta alla fragilità sociale prima ancora che sanitaria.
A questo si aggiunge il tema della non autosufficienza, sostenuto quasi interamente dal Fondo Regionale (86,4% delle risorse allocate), mentre i fondi nazionali dedicati pesano molto meno in proporzione. Tra il 2020 e il 2024 sono state registrate 30.562 ospedalizzazioni evitabili in provincia di Bologna, quasi equamente divise tra condizioni acute (46%) e croniche (54%): un segnale, secondo i presenti in sala, della necessità di rafforzare i servizi territoriali per alleggerire la pressione sugli ospedali. L’Emilia-Romagna resta comunque tra le regioni italiane con i punteggi più alti nel monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
Territorialità e de-ospedalizzazione: sei tasselli da ricomporre
Il primo dei due focus tematici della giornata ha riguardato la rete dei servizi territoriali. Il quadro emerso individua sei setting principali attorno ai quali costruire un modello integrato capace di accompagnare la persona lungo tutto il percorso di cura, prima e dopo l’eventuale ricovero: gli Ospedali di Comunità, realizzati grazie al PNRR e a gestione pubblica; le Case Residenza Anziani (CRA), dove la cooperazione ha oggi il ruolo più consolidato e dove si pone il tema dell’ampliamento dei posti letto; le “Fast CRA”, percorsi temporanei ancora in fase sperimentale, pensati per la rifunzionalizzazione del paziente in vista del rientro a casa; gli appartamenti protetti H12; l’assistenza domiciliare, dove la presenza cooperativa è già forte; e infine la figura dell’assistente familiare, i cosiddetti “badanti”, un servizio diffusissimo ma ancora poco regolamentato, sul quale la cooperazione oggi si limita perlopiù a formazione e orientamento.
Tra i punti emersi, la condizione di solitudine dell’anziano, che spesso precede e aggrava il bisogno sanitario, l’urgenza crescente della domiciliarità e di soluzioni come il co-housing e i gruppi appartamento.
Da questo confronto è nato un impegno concreto: la costituzione di un tavolo operativo dedicato alla rete territoriale della de-ospedalizzazione, con il compito di mappare fabbisogni, punti di accesso e condizioni di fattibilità per una collaborazione strutturata tra pubblico e cooperazione.

Ricerca e prevenzione: un patrimonio da mettere a sistema
Il secondo focus della giornata ha riguardato ricerca e prevenzione. Il territorio bolognese vanta una concentrazione di eccellenze scientifiche fuori dalla media nazionale: il Policlinico Sant’Orsola è terzo in Italia per numero di pazienti coinvolti in studi su cure innovative, l’Istituto delle Scienze Neurologiche dell’AUSL di Bologna è primo per impact factor tra gli IRCCS monotematici a indirizzo neurologico, l’Istituto Ortopedico Rizzoli è secondo per volume di finanziamenti attratti dall’estero. Con il Bando Ricerca 2024 sono stati destinati oltre 14 milioni di euro a 35 progetti, concentrati soprattutto su oncologia, neurologia, cardiologia e modelli organizzativi per i servizi sanitari.
Sul fronte della prevenzione primaria, i dati presentati mostrano un divario significativo legato alle condizioni economiche: tra la popolazione in difficoltà economica, l’eccesso ponderale riguarda il 54,1% delle persone (contro il 41,8% della popolazione generale) e il fumo il 46,6% (contro il 25,2%). Un segnale chiaro, secondo i presenti in sala, che la prevenzione non può limitarsi a campagne isolate, ma deve essere pensata dentro una visione di sistema che tenga conto anche delle disuguaglianze sociali.
Diverso il discorso per la prevenzione secondaria, dove gli screening regionali mostrano risultati solidi: quello per il tumore del collo dell’utero ha contribuito a ridurre i nuovi casi del 40% e la mortalità del 50%; lo screening mammografico ha abbattuto la mortalità del 56% tra le aderenti; quello per il tumore del colon retto ha portato a una riduzione della mortalità del 65% tra gli uomini e del 54% tra le donne.
Dalle associate sono emersi svariati spunti: è stato posto l’accento sul nodo delle risorse pubbliche e di quelle private “ad uso pubblico”, indicandolo come tema centrale per la politica, è stata richiamata la necessità di sviluppare un rapporto strutturato tra pubblico e privato sulla divulgazione della cultura della prevenzione, si è proposto di continuare a lavorare sulla sfida della diagnostica oncologica.
Anche su questo fronte è arrivato un impegno concreto: lo sviluppo di un Manifesto cooperativo sulla prevenzione, pensato come piattaforma stabile di collaborazione tra cooperative e sistema pubblico.
Utile anche il dibattito avvenuto con rappresentanti delle assicurazioni sanitarie, che ha generato nuove consapevolezze: l’unico modo per coesistere in sinergia è conoscersi meglio e confrontarsi tra assicurazioni sanitarie e servizi ospedalieri.
Prossimi passi
Il prossimo passo, ora, è la messa a terra dei due impegni annunciati: il tavolo operativo sulla de-ospedalizzazione e il Manifesto sulla prevenzione che dovranno tradurre il confronto di questi mesi in progetti concreti e misurabili, dentro una cornice in cui, come ribadito più volte durante la giornata, il ruolo della cooperazione è pensato non in sostituzione ma in integrazione con la regia pubblica del sistema sanitario regionale.