Bologna, 2 ottobre – Nella sede di CADIAI si è svolto il primo workshop del percorso tematico sul Welfare alla presenza delle cooperative associate aderenti.
L’incontro si inserisce nella cornice dei cinque percorsi di sviluppo mutualistico portati avanti da Legacoop per elaborare una serie di strumenti concreti di innovazione in concerto con le cooperative e in grado di rispondere ai loro bisogni.
Un percorso che si prospetta già complesso per la natura stessa del tema: tante realtà diverse da mettere in relazione e una missione ambiziosa, quella di trasmettere al territorio quanto la cooperazione sia produttrice di welfare indispensabile per tenere insieme le comunità. Come sottolineato in apertura da Rita Ghedini, presidente di Legacoop Bologna, le priorità attuali dell’associazione sono da un lato la valorizzazione delle professioni legate al welfare, dall’altro fare in modo che vi sia una programmazione politica sul tema.

La mappatura del lavoro cooperativo
Per avviare il percorso, SCS Consulting ha costruito una survey rivolta alle associate con l’obiettivo di fotografare in maniera granulare i servizi erogati, sia per presenza territoriale che per tipologia di utenza. L’obiettivo è rendere visibili, plastiche e politicamente leggibili la capillarità e la potenza di fuoco che le cooperative insieme riescono a produrre a sostegno delle comunità.
I dati raccolti riguardano le cooperative sociali, attive nei servizi educativi e nel sostegno alle fragilità, ma il perimetro del workshop si è allargato fin da subito: sono state incluse anche cooperative non sociali, che pur non avendo il welfare come core business producono welfare nella loro attività ordinaria.
Il confronto avvenuto durante il workshop ha fatto emergere subito qualche difficoltà di cultura del dato che deve aver influito sulla compilazione della survey da parte delle cooperative coinvolte.
Le difficoltà di misurazione
In primo luogo, c’è un rischio legato al doppio conteggio: molti utenti si spostano da un servizio all’altro di cooperative diverse, venendo intercettati più volte.
Un secondo nodo riguarda la natura stessa dei bisogni, che cambiano nel tempo e rendono difficile fissare indicatori stabili. Per alcune realtà, il dato significativo non è il numero di persone fisiche intercettate, ma il numero di progetti di inclusione, occupabilità e autonomia cuciti su ciascun utente.
Un altro punto spinoso riguarda la difficoltà per le cooperative di raccogliere feedback sulla qualità del proprio operato.
Alcune cooperative hanno per questo proposto un cambio di prospettiva: invece di mappare le persone, si potrebbero mappare le relazioni che esistono tra i soggetti del sistema. Da qui è scaturita una questione centrale in merito agli indicatori: quali KPI si possono scegliere per misurare l’impatto della cooperazione sulla vita delle persone? Come possono essere differenziati per tipologia di servizio e utenza?
Su questo Legacoop risponde portando l’esperienza di ACODA, l’alleanza per la condivisione dei dati e l’intelligenza artificiale sociale e democratica: una piattaforma nata a maggio scorso, promossa da Legacoop Bologna, Fondazione del Monte e Fondazione PICO, che punta a creare beni comuni digitali, difendere la sovranità digitale del Terzo Settore e proporre un’alternativa etica ai monopoli dei Big Data. Uno strumento che potrebbe tornare utile anche per rispondere ad alcune esigenze emerse nel corso del confronto.

Le criticità del sistema e il valore del modello cooperativo
Nell’ottica di mettere in evidenza anche le criticità del sistema cooperativo in termini di welfare, le associate si sono pronunciate: l’insufficienza delle tariffe pubbliche, le difficoltà nel reperire personale, il turnover molto alto, l’aumento del costo del lavoro e i meccanismi fiscali non sempre coerenti con il modello. Questi gli aspetti più complessi.
Sul fronte opposto, si è cercato di mettere a fuoco cosa renda distintivo il contributo delle cooperative nei territori: la continuità della relazione con gli utenti, l’inclusione lavorativa, il radicamento territoriale, la stabilità garantita dalla governance partecipata.
La domanda che ha attraversato tutta la mattinata ha quindi trovato risposta: se le cooperative non fossero presenti si creerebbero scoperture nei servizi, soprattutto nelle aree periferiche e soprattutto nei confronti de più fragili.

Prossimi passi
Il percorso prosegue. Legacoop e SCS raccoglieranno i dati mancanti e porteranno al tavolo nuovi interlocutori istituzionali. Il secondo workshop sul Welfare è in programma per il 27 ottobre: alle cooperative si chiede di segnalare nuovi temi e nuove interlocuzioni da mettere all’ordine del giorno.