Bologna, 6 marzo 2026 – Il tecnopolo DAMA di via Stalingrado ha ospitato l’annuale appuntamento con l’Assemblea dei delegatə di Legacoop Bologna.
Una mattinata densa, in cui si sono ripercorsi i risultati del 2025 e si è guardato al futuro: transizione digitale, governance dei dati, ruolo della cooperazione in uno scenario geopolitico inedito. Tre panel, la premiazione dei vincitori di Coopstartup Changemakers 2025 e gli interventi delle istituzioni locali e regionali hanno composto il quadro di un movimento che, a ottant’anni dalla sua fondazione, rimane della propria visione: procedere nelle trasformazioni in molte e molti, insieme.
Un luogo non casuale, un asset internazionale che ospita alcuni tra i più potenti High Performance Computer al mondo. Un luogo che, vista anche l’attuale situazione geopolitica, spinge a domandarsi: nelle trasformazioni locali e globali, Bologna sa da che parte stare?
A dare risposta a questa domanda è il sindaco Matteo Lepore, che apre la mattinata nel corso degli adempimenti istituzionali: “In una città che sta cambiando dal punto di vista urbanistico, demografico e sociale, dobbiamo perseguire la direzione democratica e diffidare da chi attraversa il nostro territorio solo in chiave estrattiva”.
“La mutualizzazione dei problemi – continua Lepore – che sta alla base dell’economia sociale, genera comunità coese che fanno crescere il territorio. Oggi è difficile: viviamo in un sistema verticale, in cui dati e digitale sono fatti di monopoli. Noi dobbiamo avere la forza di proseguire con un modello diverso. Il modello cooperativo è la risposta alle sfide di oggi e di domani: l’invito è a rimanere uniti, solidali e innovativi. Bologna è e sarà sempre una città cooperativa, dimostrazione di come il modello dell’impresa sociale non è solo possibile, ma anche vincente”.
Sulla stessa scia anche il vicepresidente della regione Vincenzo Colla, che interviene richiamando alla necessità che Bologna e l’Emilia-Romagna giochino un ruolo attivo e democratico nella transizione digitale europea: “È inutile girarci attorno: siamo dentro ad uno scenario inedito. In questo scenario aver messo al centro il tema dei dati ha un senso preciso: nel luogo che oggi ci ospita abbiamo dei protagonisti cruciali, soggetti che avranno un ruolo chiave nei prossimi decenni”.
Il riferimento è all’approdo dell’Istituto per l’Intelligenza Artificiale dell’Università delle Nazioni Unite (UNU-AI) lo scorso dicembre proprio al Tecnopolo DAMA. L’UNU-AI si occuperà di big data e intelligenza artificiale in rapporto con l’habitat umano, studiando l’impatto della trasformazione del territorio e dell’antropizzazione per anticipare le conseguenze del cambiamento climatico grazie alle potenzialità di intelligenza artificiale, big data e supercalcolo. “L’Emilia-Romagna deve aiutare l’Europa a recuperare la sua sovranità tecnologica – prosegue Colla – e lo deve fare con relazioni diplomatiche e azioni di comunità”.
La relazione delle attività del 2025
La visione del video 80 anni, un battito a cura di Giulia Giapponesi permette di ripercorrere le attività dell’anno cooperativo passato.
Simone Fabbri, responsabile relazioni esterne e sostenibilità di Legacoop Bologna, traccia un quadro generale di tutti gli eventi dedicati all’ottantesimo anniversario e lo fa lasciandosi aiutare da alcune parole chiave: «radicare» come la matrice antifascista dell’associazione, «popolare» come gli eventi fatti rivolti alle comunità, «evolvere» perchè la cooperazione – come ha detto il filosofo della scienza Telmo Pievani – è potente, ma fragile, sempre sotto attacco, va curata, rigenerata. Ancora, «prototipare», perchè l’anno trascorso è stato teatro di sperimentazione tecnologica, «intrecciare» per i percorsi di condivisione e le alleanze tra le associate, «connettere» per le relazioni con gli altri attori del territorio. Infine, «abilitare» perchè lavorare sulle competenze significa abilitare le associate, ma anche stare dentro alla cornice di senso, «consolidare» per tutte le azioni che hanno alimentato la cultura cooperativa, «riscattare» per aver riportato al centro la tematica del lavoro come dignità, autonomia, identità, «sostenere» per la componente imprenditoriale della cooperazione.
La sintesi si sposta poi sui numeri indicativi relativi al 2025 e sulle statistiche economiche vere e proprie: 10 eventi, 36 cooperative partner, più di 1000 persone coinvolte, 197 mila visualizzazioni sui social, €14.161.849.161 di fatturato, 45119 occupate e occupati, 87% dei quali a tempo indeterminato, €3.892.062.459 di patrimonio netto.
“Tutto questo cercando l’equilibrio complesso tra economia ed etica, che richiede crescita della democrazia ed efficienza imprenditoriale” conclude Fabbri.
Guardare al futuro significa confrontarsi con le transizioni in atto: serve un metodo cooperativo anche per questo, così la proposta di Legacoop di creare 5 percorsi di sviluppo mutualistico per il 2026. Lavoro, Salute, Abitare, Welfare, Agrifood i temi che verranno affrontati in percorsi condivisi e partecipativi che vogliono dare un contributo concreto alle transizioni del momento.
Premiazione Coopstartup Changemakers 2025
A seguire, la premiazione dei quattro vincitori di Coopstartup Changemakers 2025 come evidenza tangibile del voler continuare a credere in imprese orientate all’impatto e non solo al profitto. Un riconoscimento che premia e investe nello sviluppo di idee imprenditoriali da realizzare in forma cooperativa, capaci di promuovere un cambiamento e generare un impatto positivo per le persone, le comunità e il pianeta.
Le premiate:
- Care Easy, che lavora sull’alfabetizzazione sanitaria tramite un servizio di broadcasting che connette strutture sanitarie con famiglie e caregiver, per ridurre l’asimmetria informativa e migliorare l’esperienza delle persone nei contesti di cura.
- Memex Coop sviluppa software per aziende sanitarie e istituti di istruzione che vogliono adottare modelli di intelligenza artificiale in modo consapevole, mettendo al centro trasparenza, privacy e tracciabilità dei dati.
- Tandeh per costruire un ponte tra produttori africani e consumatori europei, lavorando sull’ottimizzazione logistica, la formazione dei produttori e l’accesso ai mercati europei, con un impatto economico e sociale misurabile.
- Reframe Cycle produce cargo bike riciclando materiali e mantenendo la produzione locale, con l’obiettivo di valorizzare l’artigianato e contribuire a ripensare il concetto stesso di mobilità urbana.
Luca Grosso, responsabile della promozione cooperativa, lancia l’edizione del 2026 con questo auspicio: “Un’opportunità per continuare ad investire nei giovani, nella capacità della cooperazione di essere motore di innovazione e strumento per scrivere il nostro futuro”.
L’intervento della Presidente Rita Ghedini
La presidente di Legacoop Bologna apre il suo intervento con una citazione dalla Biblioteca di Babele di Jorge Luis Borges, scelta non per caso: l’immagine di una biblioteca infinita, “illuminata, solitaria, perfettamente immobile, armata di volumi preziosi, inutile, incorruttibile, segreta” diventa la metafora di un mondo in cui i dati proliferano senza che questo si traduca automaticamente in conoscenza condivisa o benessere collettivo.
Un disagio dichiarato attraversa il discorso fin dalle prime battute: “Ci incontriamo mentre l’ennesima guerra è in corso, – continua Ghedini – siamo figli e figlie della fine della guerra di liberazione. Siamo scese in piazza invocando Donna, Vita e Libertà”. La partecipazione dei popoli come fondamento delle democrazie, l’opposizione ai governi autoritari, la solidarietà con le donne iraniane, palestinesi, ucraine: sono le coordinate etiche e politiche da cui Ghedini non intende prescindere, nemmeno quando il tema in agenda è la transizione digitale.
Perché è proprio qui che si annida il secondo motivo di imbarazzo: “I dati sono diventati un elemento cardine di potere: economico, politico e militare. Più dati si posseggono, più potere si possiede”. La dicotomia borgesiana — tra l’infinità delle informazioni disponibili e la loro possibile inutilità — rispecchia quella della società contemporanea: la trasformazione è in atto e accelera, ma “vorremmo lasciarci alle spalle meno macerie. Vorremmo procedere in molte e molti, insieme. Questa è la visione cooperativa”.
A partire da una serie di iniziative internazionali avvenute negli ultimi mesi — dal summit in India sull’impatto dell’IA al mondo del lavoro, fino agli incontri sulla filosofia etico-cooperativa promossi da Legacoop Liguria — Ghedini individua alcune parole d’ordine condivise: democratizzare l’intelligenza artificiale, usarla per il benessere sociale, promuovere collaborazioni scientifiche internazionali, investire su infrastrutture digitali a basso impatto ambientale. E sulle scelte di fondo, richiama le parole del sottosegretario allo sviluppo economico tedesco: “Diciamo no al capitalismo dei dati”. La posizione di Legacoop è chiara: mercati aperti e regolati, trasparenza, pari opportunità, coerenza con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.
I nodi cruciali, per Ghedini, sono quattro: la proprietà dei dati, la costruzione delle informazioni, la definizione dei codici algoritmici, e la proprietà delle infrastrutture che sostengono questi processi. A questi si aggiunge una visione di fondo: “L’equilibrio tra sistemi umani e sistemi naturali, in cui la tecnologia sia a servizio e non scopo”. In questo quadro, la cooperazione può promuovere un nuovo principio di sussidiarietà digitale, “dichiarando e sostenendo l’obiettivo del mutualismo dei dati finalizzati alla costruzione di valore condiviso”.
Le cooperative, come ricorda Ghedini, sono grandi aggregatori: di lavoratrici e lavoratori, di consumatori, di professionisti della trasformazione. Ma soprattutto aggregano “gli attori chiave della trasformazione digitale: le persone”. Proprietà collettiva, scambio mutualistico e interesse collettivo sono le basi su cui costruire un ecosistema digitale autenticamente cooperativo. L’immagine finale torna a Borges: aprire quella biblioteca infinita a tutte e a tutti, attraverso relazione e reciprocità, “costruendo un codice cooperativo con le persone”.
I panel sui rischi e le opportunità dei dati
A moderare la sessione dei panel è Valentina Bazzarin, esperta di etica dei dati, che guida tre conversazioni parallele con la stessa struttura: una parola chiave per aprire, uno sguardo sul futuro per chiudere. Il filo che le attraversa tutte è quello tracciato da Ghedini: i dati come terreno di scelta politica, prima ancora che tecnologica.
Nel panel dedicato alla reciprocità, l’assessore comunale Raffaele Laudani sceglie la parola «civico»: “Stiamo cercando a Bologna di proseguire nella logica civica e democratica con il progetto del gemello digitale, immaginandolo come una nuova infrastruttura che debba servire a connettere e mettere in relazione”. “Gli algoritmi” ricorda Laudani “sono strutturalmente politici: introdurre l’elemento civico nel loro sviluppo non è un optional, è una scelta di campo”.
Sulla stessa lunghezza d’onda Riccardo Carboni, presidente di Cotabo, che porta la parola «responsabilità»: le cooperative sono sviluppatrici di tecnologia, non solo utilizzatrici, e i dati che aggregano — sui soci, sui pagamenti, sui comportamenti — generano potere. “I dati possono essere utilizzati bene e male: per questo Cotabo ha scelto di sviluppare un’intelligenza artificiale in locale, così che i dati non escano dal proprio controllo. La risposta alla dimensione dei grandi competitor internazionali – aggiunge – passa per le alleanze: Spagna, Portogallo, altri territori europei come partner di una copertura che nessuno può costruire da solo.”
Il panel sull’eticità apre con tre parole che si intrecciano: «educazione» per Piero Ingrosso di Fondazione PICO, «sperimentazione» per Antonino Rotolo di Alma AI, «sinergia» per Andrea Frascari di Anastasis. Ingrosso porta l’esempio di Coode — cooperative digital education — progetto incubato a Bologna e scalato a livello nazionale, con 1.200 domande di iscrizione: la prova che l’educazione digitale è un bisogno reale e percepito. Rotolo insiste sulla necessità di aprire i sistemi di dati: “Se i dati sono pochi, avremo prodotti di AI scarsi”. Frascari traduce la sinergia in pratica con il progetto sviluppato con IFAB al Tecnopolo: un modello che punta alla sostenibilità ambientale dei sistemi AI e alla tutela dei dati degli utenti, da condividere — nell’ottica cooperativa — con altre realtà del territorio. “La governance” conclude Rotolo “è tutta da costruire: alcuni Stati stanno lavorando su architetture di Data Stage, ma serve soprattutto una visione etica condivisa”.
Il terzo panel, dedicato agli adattamenti, porta al tavolo la dimensione della resilienza sistemica. Francesco Ubertini, presidente di CINECA e IFAB, sceglie «competitività» e cita Mario Draghi: il futuro dell’Europa dipende dalla capacità del tessuto economico e sociale di adottare queste tecnologie. Gianpiero Calzolari, presidente di Granarolo, porta la parola «adattamento»: “Il cambiamento climatico accelera i processi e impone decisioni sempre più rapide, che non si possono prendere senza dati e senza strumenti in grado di programmare in modo flessibile ciò che sta accadendo. Questo non si può fare da soli” conclude Calzolari. Ugo Mencherini, direttore dell’EDIH di ART-ER, chiude con «ecosistema»: “Nella società del dato, veloce e in continuo mutamento, l’adattamento è frutto di un gioco di squadra”. E introduce il concetto di altruismo dei dati — ovvero la capacità di farli fluire in modo sicuro e controllato tra attori diversi — come leva per generare beneficio collettivo: “Solo un ecosistema consapevole può essere un ecosistema resiliente”.
Un augurio di sintonia, non solo di connessione
A chiudere la mattinata sono Andrea Paolucci e Rita Ghedini: “Per noi – dichiara Paolucci – quest’assemblea è stata un’occasione importante per ragionare insieme sulle prossime sfide e sui prossimi progetti. Un risultato interessante è aver sentito nei tre panel ritornare gli stessi concetti pronunciati da attori molto diversi”.
Attori molto diversi — cooperative, istituzioni, università, imprese agricole, startup — hanno restituito, panel dopo panel, gli stessi concetti: gioco di squadra, ecosistema, responsabilità, adattamento. “Un linguaggio comune che – si augura Ghedini – si possa tradurre in obiettivi condivisi”.
Per Legacoop Bologna l’assemblea è stata un’occasione per ragionare insieme su sfide e prospettive, ma anche per ribadire una direzione di marcia: rendere il proprio modello ancora più partecipato, valorizzare il potenziale delle filiere come vantaggio competitivo condiviso, mettere la conoscenza al centro. E portare il mutualismo oltre i confini dell’associazione, verso gli altri soggetti del territorio.
Il lavoro continua. E la parola giusta, per seguirlo, non è connessione, ma sintonia: qualcosa che si costruisce, si cura, si sceglie. Ghedini conclude: “Stiate sintonizzati!”

















































