Bologna, 3 nov. – Una mattinata di dialogo e visioni sul futuro dell’Unione europea, con istituzioni, imprese e mondo accademico. È stata questa l’essenza di “Ci vorrebbe l’Europa, cantiere territoriale per l’Europa di domani”, l’incontro promosso da Legacoop Bologna e CNA Bologna, con il patrocinio della Camera di Commercio, ospitato il 3 novembre 2025 nella cornice di Salaborsa. Un’occasione di riflessione condivisa nell’anno dell’80° anniversario delle due organizzazioni.
Ad aprire i lavori Claudio Pazzaglia, direttore generale di CNA Bologna, che ha ricordato la necessità di “trasferire all’Unione una parte della nostra sovranità territoriale”, per rispondere in modo coeso alle grandi sfide del secolo: sostenibilità, intelligenza artificiale, difesa comune e infrastrutture.
Pazzaglia ha ripercorso la storia dell’integrazione europea e ne ha indicato le priorità future: “abbiamo il 6% della popolazione mondiale ma produciamo il 20% del PIL globale. Questo ci affida una responsabilità: guidare uno sviluppo sostenibile, democratico e di pace. Per farlo dobbiamo superare l’unanimità, rafforzare la cooperazione tra Stati e trasferire all’Europa una parte della nostra sovranità territoriale”.
I saluti istituzionali sono affidati al sindaco di Bologna Matteo Lepore, che ha collegato la riflessione europea al percorso del nuovo Piano Strategico Metropolitano: “abbiamo scelto l’orizzonte del 2050 perché serve una visione di lungo periodo. Ma dobbiamo avere il coraggio di dire che l’Europa oggi è in crisi, e non solo per le maggioranze in Parlamento. È una crisi politica e sociale profonda, il fallimento di un progetto che non ha saputo dare risposte ai cittadini”.
Lepore ha richiamato la necessità di leadership e di coesione: “L’Italia è la seconda manifattura europea. Abbiamo più da perdere di altri se l’Unione si frammenta. Ma siamo anche un territorio forte, con un export cresciuto dell’81% in venticinque anni e un modello economico basato su cooperazione, manifattura e formazione. Dobbiamo difenderlo da una finanza che rischia di snaturarlo”.
Infine Lepore lancia un appello al territorio, “le leadership europee sembrano inconsapevoli del tempo che viviamo. Tocca alle comunità riaccendere la fiducia. Se non lo facciamo noi, in pochi altri lo faranno”.
Giada Grandi, segretaria generale della Camera di Commercio di Bologna, ha portato la prospettiva del sistema camerale europeo: “da gennaio è in corso la direttiva per il Registro Unico Europeo delle imprese. Significa creare una piattaforma comune che renda più semplice aprire, conoscere e collegare le imprese in Europa. È un passo concreto verso la competitività, partendo dal basso”.
Grandi ha sottolineato che “le Camere di commercio sono il primo livello di costruzione dell’Europa economica”, e ha invitato a “sfruttare la direttiva entro il 2027 per restituire fiducia e trasparenza al sistema delle imprese europee”.
A chiudere gli interventi introduttivi, Federico Fubini, vicedirettore ad personam del Corriere della Sera e moderatore dell’incontro: “viviamo in un mondo in cui la legge del più forte domina i rapporti economici globali. Ma abbiamo anche un capitale sociale e umano enorme: basti pensare alle donne, oggi maggioranza tra i laureati nelle discipline scientifiche. Il nostro futuro si gioca su come sapremo trasformare queste energie in crescita e coesione”.
Analisi di scenario
La prima parte dell’incontro ha offerto una riflessione profonda sul futuro economico e politico dell’Unione. Il primo intervento è affidato al prof. Federico Casolari, direttore del Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Bologna che ha spiegato come l’Europa stia “passando da una dimensione cooperativa a una logica di difesa e di reazione”. “La Presidente von der Leyen ha detto che l’Europa è impegnata in una lotta: contro le minacce visibili e invisibili, dalla coercizione economica alla disinformazione. Ma se dimentichiamo che il DNA dell’Unione è il multilateralismo, rischiamo di diventare un soggetto normativo e non politico”.
Casolari ha poi concluso ricordando come “il diritto deve restare il pilastro della legittimità europea”.
Guido Caselli, vicedirettore generale di Unioncamere Emilia-Romagna, ha invece parlato di numeri, mostrando come “l’Italia vada a piedi mentre il mondo corre in Formula 1”. “Negli ultimi vent’anni, ha detto, il PIL mondiale è cresciuto del 112%, quello italiano solo del 6%. Bologna è una delle poche province che regge, ma anche qui il PIL crescerà meno dell’1%.
Caselli ha poi evidenziato le sfide sociali della stagnazione: “negli ultimi quattro anni i prezzi sono aumentati del 20%, ma i salari reali sono calati dell’8%. Se ci fosse più Europa, potremmo affrontare meglio la transizione demografica, ecologica e digitale. Dobbiamo passare da uno sviluppo quantitativo a uno qualitativo, riscoprendo l’intelligenza, la creatività e la coesione come risorse decisive”.
Panel 1. Le politiche di bilancio dell’Unione Europea: cosa può fare l’Europa per le piccole e medie imprese e per le cooperative.
Il primo panel è dedicato al rapporto tra imprese e UE, con gli interventi di Andrea Brasili, economista senior della Banca Europea per gli Investimenti (EIB), Rita Ghedini, presidente di Legacoop Bologna e Paolo Venturi, direttore del Centro Studi AICCON.
Brasili ha raccontato la propria esperienza diretta nei processi decisionali europei: “spesso si dice che l’Europa non funziona. Ma chi la blocca sono proprio gli Stati membri. Noi abbiamo strumenti straordinari, come InvestEU, i programmi per il venture debt e per l’equity delle imprese, ma serve una visione politica comune. Le sfide della competitività non si vincono con ventisette strategie diverse”.
Brasili ha ricordato che “le piccole imprese sono importanti non solo perché possono crescere, ma perché fanno sistema, innovano, si legano ai territori”. E ha concluso: “non possiamo avere un euro forte e istituzioni deboli. O l’Europa diventa un soggetto politico unitario o sarà irrilevante”.
Rita Ghedini, presidente di Legacoop Bologna ha rivendicato il ruolo del modello cooperativo come infrastruttura sociale e produttiva dell’Europa: “rappresentiamo a Bologna 185 imprese cooperative: da chi ha tre soci e 200mila euro di fatturato, a chi ne ha milioni. C’è posto per tutte, perché il valore del nostro modello è nella rete. Le filiere cooperative tengono insieme grande e piccolo, impresa e territorio, lavoro e diritti. L’Europa dovrebbe imparare da questo modello”.
Ghedini ha criticato con forza la proposta di bilancio pluriennale della Commissione: “delegare agli Stati la definizione delle strategie significa tornare indietro. Le sfide, dal digitale al clima, non sono nazionali. Serve un bilancio europeo per infrastrutture comuni, energia, formazione e transizione. Serve un mercato unico dei capitali e una borsa europea per far crescere le nostre imprese. Altrimenti resteremo subfornitori di altri sistemi”.
Paolo Venturi, direttore del Centro Studi AICCON, che ha richiamato il valore politico dell’economia sociale: “competitività e coesione non sono alternative, sono la stessa cosa. La cooperazione è la nostra forza: è la competenza dell’Europa nel mondo. Dobbiamo riscoprirla non come categoria dello spirito, ma come infrastruttura economica e sociale. Tutte le transizioni, ambientali, demografiche, digitali, sono dilemmi cooperativi. O si coopera, o si disintegra”.
Panel 2. Giovani e Europa: la formazione tra università e mondo dell’impresa
Il secondo panel ha posto al centro le nuove generazioni e la connessione tra formazione e lavoro, grazie agli interventi di Maria Letizia Guerra, delegata del Rettore dell’Università di Bologna, Antonio Gramuglia, presidente di CNA Bologna e Vito Borrelli, rappresentante in Italia della Commissione Europea.
Maria Letizia Guerra ha raccontato come l’Ateneo stia lavorando per costruire ponti concreti con il mondo dell’impresa, attraverso tirocini progettati insieme alle aziende, corsi di alta formazione, dottorati cofinanziati, strumenti nati per mettere in circolo conoscenza e innovazione. “I giovani non vogliono più un trasferimento dall’alto: chiedono condivisione”, ha detto Guerra, “è il nuovo modello europeo, il knowledge sharing. L’università deve imparare a riconoscere le competenze che si generano nei contesti produttivi e sociali”.
Guerra ha concluso ricordando l’importanza del modello Bologna: “da qui può partire un modello europeo di alleanza stabile tra università, imprese e territori”.
Antonio Gramuglia, nel suo intervento, ha lanciato un appello: “non manca il lavoro, mancano le persone. Le nostre imprese cercano saldatori, tecnici, progettisti. Dobbiamo ricostruire la cultura del fare. Oggi le botteghe sono luoghi di design, robotica e digitale: chi entra in un laboratorio entra nel futuro”.
Gramuglia ha poi raccontato il progetto Io scelgo artigiano, che mette in rete scuole e imprese: “dieci classi nelle aziende, dieci imprenditori nelle scuole. È così che si costruisce la prossima generazione di competenze. Ma serve un’Europa che semplifichi, che investa sulle persone, non sulle procedure. Un’Europa più umana, che dia lo stesso valore a un algoritmo e a un tornio”. E infine, una provocazione: “bisogna avere più paura delle teste vuote, che delle mani sporche”.
Vito Borrelli ha ricordato che “l’Europa è ciò che gli Stati membri costruiscono”. Ha illustrato le misure europee per la formazione e la mobilità: “il prossimo quadro finanziario vale circa duemila miliardi di euro. Il 14% sarà destinato alle politiche sociali, il 3% ai programmi di formazione come Erasmus plus, che crescerà del 50%. Vogliamo creare un vero mercato europeo dei saperi, dove le micro-qualifiche e l’apprendimento continuo permettano a tutti di adattarsi ai cambiamenti del lavoro”.
Borrelli ha sottolineato anche l’importanza delle alleanze europee per l’istruzione: “sono il primo passo verso il diploma europeo, per far sì che un giovane formato a Bologna sia riconosciuto in tutta Europa”.
A chiudere i lavori Rita Ghedini e Antonio Gramuglia, che dopo aver auspicato che dalle imprese cooperative e artigiane bolognesi possa ripartire un progetto di sviluppo di una nuova Europa che unisca competitività e giustizia sociale, lanciano una nuova borsa di studio per favorire i giovani imprenditori, dedicato alla memoria di Sofia Corradi, ideatrice del programma Erasmus per l’interscambio degli studenti fra le università europee.



































