Bologna, 16 ott. – Al cinema Modernissimo di Bologna va in scena l’ultimo capitolo delle celebrazioni degli 80 anni di Legacoop Bologna con un appuntamento istituzionale che ha messo al centro una riflessione sui modelli economici cooperativi in relazione ai mercati globali e alle esigenze delle comunità.
Prima dei due panel, il pomeriggio è stato aperto da tre momenti di rielaborazione artistico-culturale: Trame di resistenza e cooperazione, una messa in scena di 10 biografie partigiane a cura del Teatro dell’Argine; un’esposizione delle illustrazioni del collettivo FairBrands, coordinato da Gianluca Costantini e il video racconto 80 anni, un battito di Giulia Giapponesi.
L’economia cooperativa nell’economia globale: quali equilibri per un mondo in transizione?
Il primo panel, moderato da Andrea Bignami, caporedattore di Sky Tg24, è un dialogo a più voci sull’attualità del modello cooperativo e sulla sua capacità di rispondere ai cambiamenti economici e sociali del nostro tempo, con un confronto tra Carlo Cimbri, Presidente di Unipol, Simel Esim, Head of the International Labour Organization (ILO) COOP/SSE unit, Sarah de Heusch, Direttrice di Social Economy Europe e Simone Gamberini, Presidente di Legacoop nazionale.
Per Carlo Cimbri, la cooperazione resta “un modello imprenditoriale pienamente competitivo, capace di adattarsi a qualsiasi contesto se accetta la sfida della globalizzazione”. “Il modello cooperativo – ha spiegato – non è una retroguardia: può stare in tutti i settori, purché adotti standard di mercato e mantenga l’ambizione di competere alla pari”.
Riflettendo sul tema dell’impatto sociale, Cimbri ha aggiunto: “L’impatto c’è se si fa profitto: non bisogna demonizzarlo, ma gestirlo con equilibrio. È il presupposto per poter generare benessere e valore sociale duraturo”.
Simel Esim ha ricordato come le cooperative siano strumenti centrali per costruire lavoro dignitoso e coesione. “Cooperare è la via per realizzare il lavoro equo, sicuro e partecipato. Ma serve vigilanza: non tutte le cooperative sono autentiche, e il movimento deve saper distinguere chi usa il nome per eludere diritti o tasse”.
Nel secondo intervento, Esim ha richiamato il ruolo multilaterale delle cooperative: “Il multilateralismo è in crisi, ma la cooperazione può rinnovarlo. Siamo già parte di questa architettura, lavoriamo in decine di Paesi per ricostruire fiducia e democrazia economica”.
Sarah de Heusch ha sottolineato come “l’economia sociale allinei l’obiettivo sociale con la performance economica”. “Negli ultimi anni – ha detto – l’Europa ha riconosciuto il valore economico e civile della cooperazione. È un’economia che non delocalizza, che crea coesione territoriale e risponde ai bisogni reali delle comunità“.
Guardando al futuro, ha poi lanciato un monito: “Se l’Europa investirà solo in difesa e competitività dimenticando la coesione sociale, rischia di perdere i propri valori fondativi. L’economia sociale è parte della soluzione per le sfide del XXI secolo: transizione verde, digitale, demografica”.
A chiudere il panel, Simone Gamberini ha ricordato il ruolo del movimento cooperativo come forza di innovazione sociale. “Il modello cooperativo è la più grande innovazione imprenditoriale degli ultimi due secoli – ha detto – perché mette al centro persone, territori e uguaglianza”.
Nel suo secondo intervento ha aggiunto: “Serve un nuovo patto sociale e internazionale per un’economia più giusta. Le cooperative possono costruire filiere sostenibili, aggregare mondi diversi e dimostrare che competere si può, redistribuendo valore e opportunità”.
Legacoop Bologna: 80 anni, uguali e diverse insieme
Il secondo panel, dedicato al territorio e ai suoi legami con la cooperazione, ha visto sul palco Rita Ghedini, presidente di Legacoop Bologna, e Matteo Lepore, sindaco di Bologna.
Al centro del confronto, il significato di “Uguali, diverse, insieme” e il ruolo delle città nel costruire democrazia e coesione.
“Uguali è il principio fondante della cooperazione: una testa, un voto”, ha ricordato Rita Ghedini. “Nelle nostre imprese il valore non sta nel capitale, ma nella partecipazione. Diverse perché le cooperative sono molteplici – grandi e piccole, globali e locali – ma tutte parte di un ecosistema che produce valore economico e sociale. Insieme perché lavoriamo per chi verrà dopo di noi: amministriamo capitali che appartengono anche ai soci di domani”.
Nel suo secondo intervento, Ghedini ha lasciato un messaggio alle nuove generazioni: “Essere cooperativi è un plus. Significa sognare di cambiare il mondo sapendo che è possibile. Dobbiamo adattare la partecipazione ai nuovi linguaggi digitali, ma mantenere intatta la nostra ambizione di costruire comunità democratiche e solidali”.
Matteo Lepore ha collegato la storia cooperativa di Bologna ai grandi temi della politica europea e globale. “Viviamo una fase di neocentralismo pericoloso: si accentra il potere e si indeboliscono i corpi intermedi. Ma le città, come Bologna, devono restare luoghi di democrazia e partecipazione”.
Sul fronte delle transizioni sociali e ambientali, Lepore ha sottolineato: “Anche nelle città ricche ci sono disuguaglianze profonde. Servono mobilitazione e cooperazione per garantire diritto alla casa, servizi educativi, welfare diffuso. Le città devono essere da combattimento: capaci di innovare, ma anche di difendere i diritti delle persone”.





























