Bologna, 15 luglio – L’accessibilità abitativa entra nell’agenda della cooperazione bolognese con un metodo nuovo: non solo analisi interne, ma un confronto sistematico con i modelli internazionali di affordable housing. È quanto emerso dal secondo workshop del percorso di sviluppo mutualistico dedicato all’Abitare, promosso da Legacoop Bologna lo scorso 15 luglio presso la Fondazione Barberini.

Un cambio di metodo
Ad aprire i lavori è stata la presidente di Legacoop Bologna Rita Ghedini, che ha ripercorso il lavoro svolto negli anni scorsi da Legacoop su profili economici, finanziari e sociali dello sviluppo abitativo, insieme ai livelli istituzionali regionali e nazionali.
La novità di quest’anno, come ha spiegato Ghedini, sta nell’aver rimesso al centro il sistema cooperativo attraverso un lavoro di ricerca, desk e sul campo, affidato a SURLAB, centro di ricerca dell’Università Bocconi che si propone di studiare, analizzare e promuovere lo sviluppo della rigenerazione urbana sostenibile.
La scelta non è casuale: Legacoop Bologna collabora con Bocconi dal 2018, quando la partnership era nata per la costruzione del Rapporto di Sostenibilità delle cooperative del territorio. Ad avvicinare le due realtà, ha sottolineato Ghedini, è anche una scelta di principio: la casa accessibile è considerata a tutti gli effetti un tema di sostenibilità, terreno su cui l’approccio di Legacoop e la cultura di ricerca di SURLAB si sono trovati a coincidere.
L’obiettivo dichiarato del percorso è offrire un confronto tra modelli diversi di protagonismo cooperativo nell’abitare, un protagonismo che, è stato osservato, oggi fatica a trovare piena espressione, per trarne stimoli e leve concrete da tradurre in proposte operative, lungo assi di lavoro definiti. Tra le chiavi di lettura indicate emergono sicuramente l’integrazione tra soggetti pubblici e privati, in unione con la mutualità intesa come scambio di reciproco interesse, applicabile anche al contesto abitativo.
La ricerca di SURLAB: nove modelli a confronto
Il quadro della ricerca è stato presentato dal professor Edoardo Croci, presidente di SURLAB Bocconi, che da cinque anni lavora sui temi della rigenerazione urbana e che quest’anno ha scelto di concentrarsi proprio sull’affordable housing declinato sui modelli cooperativi.
Un tema, ha ricordato Croci, che rappresenta una sfida al tempo stesso economica e sociale, con ricadute dirette su inclusione, qualità della vita e attrattività dei territori e che in Italia si confronta con una specificità strutturale: un sistema abitativo storicamente orientato alla proprietà più che alla locazione.
La ricerca ha attraversato i diversi elementi dell’accessibilità abitativa dal Piano Casa nazionale, articolato sui tre pilastri di edilizia residenziale pubblica, Fondo Housing Coesione ed edilizia integrata, fino agli strumenti già attivi nel contesto bolognese a livello di Regione Emilia-Romagna, Città Metropolitana e Comune di Bologna.
Gli obiettivi del lavoro, illustrati dalla ricercatrice Annamaria Bagaini, hanno riguardato la mappatura di casi studio in Italia e all’estero, la loro analisi sistematica e categorizzazione, la costruzione di modelli e archetipi di accessibilità alla casa, un approfondimento specifico sul contesto bolognese e, infine, il confronto diretto con gli attori del territorio attraverso il workshop.
Nove i casi studio internazionali analizzati: UniAbita a Milano, Mehr Als Wohnen in Svizzera, Almene Boliger in Danimarca, Building Better nel Regno Unito, il modello di housing sociale finlandese, Sostre Civic’s in Spagna, LPHA in Austria, Chase Community Solar nel Regno Unito e le Social Rental Agencies in Belgio. Dal confronto tra questi modelli sono stati fatti emergere archetipi comparati per attori chiave coinvolti e per sviluppo strategico, un materiale che costituisce la base su cui innestare le proposte per Bologna.
Le interviste al territorio: criticità e punti di forza
Benedetta Lucchitta ha presentato il secondo pilastro della ricerca: una serie di interviste rivolte agli attori chiave del sistema abitativo locale, condotte con l’obiettivo di ricostruire il quadro delle criticità legate all’accessibilità abitativa nell’area bolognese, comprenderne le cause e raccogliere indicazioni sulle possibili soluzioni.
Dalle interviste sono emersi diversi macrotemi: i modelli e le esperienze già presenti sul territorio, il recupero del patrimonio di edilizia residenziale pubblica (ERP), le nuove modalità di gestione dell’edilizia residenziale sociale (ERS), l’attivazione del patrimonio privato attraverso strumenti come l’Affitto Civico, la rigenerazione urbana come leva di riequilibrio territoriale, l’abitare collaborativo e le soluzioni abitative dedicate ai lavoratori, oltre a una ricognizione degli strumenti di policy oggi attivi, sia regolatori sia economico-finanziari.
Tra i punti di forza del territorio bolognese sono stati indicati il mix di capitali territoriali disponibili, i fattori di attrattività e una capacità istituzionale e sociale considerata solida.
Sul fronte delle criticità, invece, le interviste hanno fatto emergere una domanda abitativa che evolve più rapidamente dell’offerta, un patrimonio immobiliare esistente che resta in larga parte “non mobilizzato” e un territorio descritto come policentrico ma ancora poco interconnesso. Le categorie individuate come più colpite dal problema dell’accessibilità sono i lavoratori, la cosiddetta “fascia grigia” (chi non rientra nei requisiti per l’edilizia pubblica ma non riesce comunque ad accedere al libero mercato), i giovani e i giovani lavoratori, gli studenti e il personale dei servizi essenziali.

Il confronto con i partecipanti
La parte finale della giornata è stata dedicata a un momento di confronto diretto con i partecipanti, condotto attraverso uno strumento di voto interattivo (Mentimeter), su domande relative agli archetipi più applicabili al contesto bolognese, alle barriere da rimuovere, alle misure pianificatorie e regolatorie utili a favorirne l’adozione e agli strumenti di finanziamento più innovativi.
Dalla platea sono emerse alcune indicazioni operative. In primis è stato posto l’accento su un aspetto culturale prima ancora che tecnico: si fa fatica a far conoscere queste soluzioni alle fasce di popolazione più colpite dal problema, perché manca una reale consapevolezza sull’esistenza di cooperative dedicate all’abitare.
È poi arrivata una sollecitazione più specifica sul fronte degli strumenti: la richiesta di un contributo a fondo perduto, oggi assente ma ritenuto necessario, insieme all’esigenza di individuare con chiarezza gli attori coinvolti su questi temi.
Tra le parole chiave emerse per definire il possibile contributo del sistema Legacoop figurano scalabilità dei modelli, sostenibilità ambientale, filiera mutualistica, miglioramento della governance, capacità di pooling con effetto leva, costruzione di reti intergenerazionali e di alleanze sociali, solidità patrimoniale, creazione di fondi di investimento dedicati, replicabilità dei modelli e conoscenza approfondita dei fabbisogni del territorio.
Le conclusioni: abitare, mobilità e welfare nello stesso sguardo
A chiudere i lavori è stato Simone Fabbri, che ha invitato a non trattare il tema dell’abitare come un ambito isolato: mobilità e servizi di welfare, ha sottolineato, devono necessariamente essere letti insieme alla questione della casa, dentro una capacità complessiva di lettura del territorio. Il percorso avviato con SURLAB, ha ricordato Fabbri, è un tentativo di allargare lo sguardo su ciò che si può fare, partendo da quanto già disponibile sul territorio bolognese.