Bologna, 27 maggio – All‘Istituto Ramazzini — nella dimora che il grande oncologo Cesare Maltoni donò alla fondazione alla sua morte e ristrutturata nel 2024 — si è tenuto il primo workshop del percorso tematico Salute, uno dei cinque filoni di sviluppo mutualistico avviati da Legacoop Bologna nel 2026 con il supporto metodologico di SCS Consulting.
Una cornice non casuale: una casa che parla del legame tra ricerca, prevenzione e cura, alcuni dei nuclei tematici del confronto avviato.
Un impegno diffuso ma frammentato
Ad aprire i lavori è stata la presidente di Legacoop Bologna Rita Ghedini, che ha subito inquadrato le caratteristiche del percorso: un filone complesso, politicamente sensibile, in cui le cooperative associate a Legacoop Bologna sono presenti in modo capillare — nelle strutture residenziali, nei servizi di cura, nel welfare integrativo, nello sport e nella prevenzione — ma con un impegno che fatica a fare sistema. Il primo obiettivo del tavolo è proprio quello di mappare e integrare questa presenza; il secondo è contribuire a un miglioramento qualitativo dell’offerta sanitaria di fronte alle sfide che il sistema — pubblico e privato — si trova ad affrontare, a partire da quella demografica.
Il quadro: un territorio che invecchia, un sistema sotto pressione
Daniela Longo di SCS Consulting ha presentato le prime evidenze della fase di ricerca, costruendo un quadro del contesto da cui partire.
I dati sulla Città Metropolitana di Bologna restituiscono una popolazione che invecchia rapidamente: crescono gli over 65, crescono gli anziani soli, cresce il bisogno di assistenza per la non autosufficienza. A questo si aggiunge un dato che è emerso con insistenza nei primi colloqui con gli stakeholder: la salute mentale, tema trasversale e ancora sottofinanziato, che incrocia in modo pesante le fragilità sociali ed economiche.
Sul fronte dei servizi, la mappatura degli enti pubblici sul territorio dell’AUSL di Bologna — ospedali, ospedali di comunità, case di comunità, centri di assistenza urgente — restituisce un’infrastruttura articolata ma che sconta l’assenza di sedi stabili di confronto strutturato tra pubblico e privato-cooperativo. Un vuoto che si riflette sull’efficienza complessiva del sistema.
A complicare il quadro, tre dinamiche che si intersecano in modo preoccupante, come evidenziato dall’Istituto Ramazzini: l’invecchiamento della popolazione, il costo crescente dei servizi residenziali privati e i salari bassi che spingono i giovani a entrare tardi nel mercato del lavoro — riducendo la loro capacità di costruire protezioni per il futuro.
Le leve possibili: integrazione, prevenzione, welfare integrativo
Dal confronto sono emersi diversi spunti operativi.
Sul fronte della diagnostica oncologica, Pathoxphere ha portato la testimonianza di un progetto di punta sullo screening oncologico, sviluppato in rete con enti pubblici, privati e cooperative. Un caso che illustra come l’innovazione in sanità richieda sempre più capacità di fare rete tra soggetti diversi.



